28 gennaio 2007
Carissimi amici,

con un internet che funziona a giorni alterni a seconda della pioggia, del vento, dei serpenti arrotolati ai fili....finalmente riesco a raggiungervi per raccontarvi ancora una volta cosa accade da questa parte del mondo.
Siamo dunque partite per il nostro avventuroso viaggio subito dopo Natale cominciando l'avventura con una bella ed accesa discussione con il responsabile dei bagagli sul pullman che ci chiedeva una mancia extra per lasciar passare secondo lui più valige di quelle consentite ( cosa di cui per altro nessuno ci aveva avvisato!!!). Di fronte alla mia richiesta di avere la rivetuta del pagamento ed il calcolo esatto dei kili in più... bè ha lasciato perdere dicendomi che devo abituarmi che il Brasile è tutto così perchè qui o si vive così o non si vive... poveretto!!!


Ma va bene...saliamo sul pullman ed il nostro viaggio "on the road" ha inizio: 56 ore di pullman attraverso l'immensità brasiliana che cambiava conitnuamente a seconda dei territori attraversati. Mi ero immaginata un viaggio lungo la costa in compagnia di spiagge e mare ed invece già lasciando Rio puntiamo in direzione Belo Horizonte, all'interno (stato di Minas Gerais) e da lì risaliamo verso Brasilia nel Distretto Federale per poi attraversare gli stati di Tocantins e Maranhao e giungere finalmente nel Parà, a Belem, foce del Rio delle Amazzoni che dopo una corsa di migliaia e migliaia di kilometri si butta nell'oceano con il carattersitico fenomeno delle onde del mare che per kilometri vincono la corrente del fiume e risalgono il corso dello stesso per la gioia dei surfisti più esperti.

Il paesaggio intorno a noi va "peggiorando" man mano che continuiamo il viaggio: se a Rio si parte da una mega stazione superattrezzata via via che si risale si incontrano stazioncine sempre più piccole e fatiscenti fino ad arrivare alle ultime dove quasi non si trova neanche da mangiare. Ad ogni sosta...ogni tre ore perchè qui se non si fa merenda ogni tre ore sono convinti che si muore di fame, tutti scendono e prendono d'assalto queste sperdute postazioni a metà tra un saloon del far-west ed un'area di sosta in pieno Messico.

Coda alle docce perchè il caldo non perdona da queste parti e coda per comprare almeno da bere. La convivenza e l'affrontare insieme mille difficoltà ci rendono subito "incontrabili" per cui non passa molto tempo e già sappiamo chi sono i nostri compagni di viaggio, dove vanno, cosa desiderano dalla vita, la ragione del viaggio. L'arrivo a Belem è previsto per le 14.00 (ma chi ci crede alle previsione brasiliane di orari???)... la nostra barca salpa alle 18.00...ce la faremo??? Bè.... alle 14.00 siamo ancora a centinaia di kilometri da Belem...chissà... forse ce la faremo, ma il Brasile ti insegna a vivere il tempo senza la pretesa che vada tutto come vuoi tu che se da una parte ti fa veramente arrabbiare, dall'altra ti rende libero di fronte all'esito ed all'andamento delle cose... in mezzo è lo spazio della mia conversione visto che dopo 5 anni di Brasile ancora desidero che se si dice un orario sia quello!!! Comunque arriviamo a Belem che è già buio e solo alle 19.30 riusciamo ad uscire dalla stazione degli autobus... un'accozzaglia di bancarelle, venditori ambulanti, barboni e viaggiatori!!! E adesso che fare? Dove andiamo? La prossima barca sarà solo da qui a sei giorni!!! Non ci perdiamo d'animo: con il rosario sgranato chiedo alla Madonna un aiuto: se questo viaggio è cosa Vostra la barca è ancora al molo quindi cerchiamo un taxi (generosità pura chiamarlo così!!!) e "corriamo" al porto. L'autista che è preoccupato di non perdere pezzi della macchina affrontando centomila buche mi dice che è inutile...la barca è sempre puntuale e che vale di più la pena cercare una soluzione per i prossimi giorni. Ma sono testarda e non desisto: venti minuti e siamo al porto , doga 10, giusto in tempo per vedere la barca salpare l'ancora con quasi due ore di ritardo. Che fare??? Chiedo alla signorina del molo che ha appena chiuso il protone di accesso se è possibile far tornare indietro la barca... e lei mi dice che la cosa è impossibilie ma che ho una chance di raggiungere la barca prima che esca dal porto, quando si ferma all'ultimo molo a fare benzina. E come arrivo all'ultimo molo???

Davanti a me una distesa infinita di moli e moletti e centinaia di barche... l'unica chance..chiedere aiuto... ecco compare un taxista che sa dov'è il molo, un giovanotto che si offre di farmi i biglietti, un vecchietto che si occupa delle valige... sarà vero??? Quello dei biglietti scapperà con i soldi??? Quello con le valige sparirà nella folla??? Il nuovo taxista ci porterà veramente al molo??? Non ho ragioni adeguate per avere fiducia in tutta questa gente alle 8 di sera su un molo sperduto di Belem se non il rosario che continuo a stringere in mano. E così partiamo verso la speranza di incontrare la barca ma arrivate al molo... nessuno!!! Ci dicono che è perchè siamo stati più veloci della barca: arriverà entro mezz'ora. Intorno a noi gli scaricatori chiudono la giornata bevendo birra e cachassa, qualcuno è già bevuto... ma siamo alla vigilia dell'ultimo dell'anno... l'autista ci consiglia di non scendere dalla macchina per prudenza e così ci gustiamo i 40 gradi dell'abitacolo mentre lui sparisce tra la folla. Passa mezz'ora e passano 45 minuti... niente... ma ecco tornare il nostro autista che ci comuica che forse la barca sta facendo rifornimento ad un altro molo e così via... riprende la nostra corsa. Arriviamo a quest'altro posto di rifornimento che la barca sta staccando gli ormeggi: lì uno scatto del ostro autista lo porta a correre fino alla fine del molo ed a gridare che ci sono due passeggere da prendere a bordo. Il resto è un lampo: 4 aitanti giovanotti saltano giù dalla nave e corrono verso di noi prendendoci i bagagli, noi salutato il nostro autista (devo convincerlo a prendere dei soldi: non voleva essere pagato perchè l'ha fatto per le suore!!!), percorriamo il traballante molo di assi mobili e saltiamo sulla barca che per fortuna è solo ad un metro dall'ultima asse!!! Dalla barca già carica di gente decine di occhi ci guardano tra lo stupefatto ed il divertito e subito il comandante viene ad accoglierci dicendoci che è un onore per lui avere abordo due suore.

E così alle 20.30 del trenta di dicembre... lasciamo Belem a bordo dell'11 di maggio con destinazione Parintins dove, risalendo il rio delle Amazzoni arriveremo dopo 85 ore di navigazione!!!
Se il viaggio in pullman è stato la possiblilità di condividere un pezzo di vita con questa gente, quello in barca lo sarà ancora di più!!!

La vita in barca abbatte ogni timidezza e dopo poche ore si diventa tutti amici, ci si racconta la vita, si scherza, si riflette su cosa sta accadendo nel mondo. Sulla barca, dove le amache sono una vicina all'altra ti ritrovi a parlare con il vicino della sua famiglia, di come va il Brasile o della coppa dei campioni che qui ancora brucia più del sole!!! Tra i tanti conosciamo tre ragazze in giro per il sudamerica in cerca di qualcosa di più, due giovani che si regalano questo viaggio per sperimentare la possibilità di una convivenza, un giovane danese che lasciati moglie e figli in spiaggia a Fortaleza vuole vivere un'avventua da solo, una ragazzina di dieci anni che si occupa della sorelllina di uno, la mamma è morta e stanno tornando con il papà, un vecchietto dimesso che cercherà per tutto il viaggio di "cuccare", al villaggio di origine per essere affidate alla nonna: si stupisce quando le offro la mia rete per mettere a dormire la sorellina che era stata messa per terra tra le valige!!!

E poi i giovanotti che lavorano sulla barca e che hanno per tutto il viaggio un occhio di riguardo per queste due passeggere un po' fuori dalla norma!!! Ed il capitano che ad ogni porto... immaginatevi...poco più di un molo traballante si mette in divisa bianca quasi fosse il responsabilie di una crociera ai Caraibi!!! Il ritmo del fiume è lento: ci affiancano canoe di bambini che giocano nell'onda che la barca lascia o che sperano che qualcosa cada dalla barca per raccoglierla; altri si avvicinano a vendere le loro merci: gaberetti, cuore di palma, farinha... è bello vedere come riescono ad agganciris alla barca, a fissare la loro canoa ed a saltare sul ponte in pochi minuti. Passa il tempo e cresce l'audacia nel chiacchierare e perchè no... fuori il dominò e via...

Qui tutti giocano a domino che è molto più bello che da noi perchè si gioca due contro due , ci sono i punti, ed è una vera e propria sfida. Così cerco subito giocatori ed iniziamo una bisca che avrà termine solo a notte fonda. Le ho vinte tutte... frutto della scuola del Giuliano, tra lo stupore dei compagni di gioco. Qualcuno mi ha detto che non è valido perchè con una suora non ci si può neanche arrabbiare!!! Insomma tre giorni in barca bellissimi.

La cosa più divertente è stato però l'ultimo dell'anno!!! Sulla barca c'è la televisione che viene direzionata con delle corde a seconda del corso del fiume per cui si vedono i programmi a singhiozzo... allucinante!!! Bene siccome trasmette da Brasilia, alle nostre 23.00, mezzanotte a Brasilia, brindano, cantano... ma il comandante avverete che da noi manca ancora un'ora e quindi tutti zitti. Alle nostre 24.00 passiamo davanti ad un villaggio e si vedono dei piccoli fuochi d'artificio, si sente musica e là vai... tutti a farsi gli auguri, cantare... Ma la barca continua a camminare. Passata la mezzanotte tutti in rete a dormire: la mia vicina piange pensando alla famiglia lontana (sono un po' patetici da queste parti!!!) e subito dei ragazzotti cantano per consolarla... che strazio!!! Ma va bene, la situazione si calma e ci mettiamo a dormire.

Nel buio della notte la barca passa un fuso orario, cioè torniamo indetro di un'ora e così arriviamo al villaggio successivo esattamente a mezzanotte. Non abbiamo ancora attraccato al molo che cominciano i fuochi questa volta molto belli e ricchi ed il nostro capitano riaccende la musica chiamando tutti a scendere dalla rete perchè qui è adesso il passaggio di anno!!! E così tutti in piedi e di nuovo a rifarsi glli auguri, e di nuovo a cantare... Nessuno sa più che ora sia, ma sul fiume non ti interessa sapere l'ora, ti bastano il giorno e la notte.

Arriviamo a Parintins martedì a mezzogiorno, essendo partite da Belem venerdì sera. I nostri compagni di viaggio sono scesi quasi tutti a Santarem, ultima città dello stato del Parà e ne sono saliti di nuovi diretti a Manaus. Sul ponte l'equipaggio ci saluta e ci da appuntamento a fine febbraio quando riprenderemo la barca per raggiungere Manaus e di lì volare ad Haiti.

Ma quello che sta succendendo a Parintins lo lascio alla prossima mail.

Un grande abbraccio a tutti
Marci


………………………………………………………………………………………………………………………………

12 dicembre 2006

Carissimi amici,
scusate il lungo silenzio. Molti di voi mi hanno scritto preoccupati ed altri hanno chiesto alla mamma cosa stesse succedendo.
Ora vi racconto tutto, ma intanto vi auguro un buon Natale a voi ed ai vostri cari.

Dunque da poco più di anno in Brasile nella periferia della grande Rio de Janeiro, è ora il tempo di una nuova partenza che appare all'improvviso come Grazia e dentro una bellezza forse "non programmata". Appena arrivata qui insieme a suor Cristina guidate dal vescovo locale, grande amico nostro, abbiamo proprio cercato di affidarci per mettere bene le fondamenta di quello che stavamo facendo resistendo alla tentazione di buttarsi subito nelle mille cose da fare che a me appaiono sempre molto evidenti. L'indicazione avuta per questo prima anno era di viverlo con il desiderio di far crescere il rapporto tra noi due, quello con tanti amici qui in Brasile, e rendere sempre più vere le rqgioni del passo fatto dentro alla bellezza della vocazione ricevuta.

Così dopo un primo tempo in cui diversi incontri mi hanno chiamato ad una responsabilità ed a una fermezza, abbiamo passato l'anno conoscendo la realtà della diocesi che ci accoglieva, giocandoci nei rapporti con gli amici del movimento, lasciando che la realtà ci interrogasse cercando di mettere da parte progetti e idee a tavolino, ma guardando con attenzione a ciò che avevamo davanti per poter poi capire come starci dentro e che risposta dare. Non nego che sia stato un anno per me abbastanza faticoso visti i ritmi che normalmente la mia vita ha... ma ci veniva ripetutamente chiesto il silenzio e la preghiera per mettere bene le radici in ciò che stavamo facendo. Così, oltre ad essere stata confermata nel non avere una vocazione claustrale (!!!) siamo veramente andate a fondo dell'unità tra noi e del carisma che la genera, quello francescano reso ancora più bello dallo sguardo che il movimento ci insegna.

Cristina ha incontrato il movimento come possibilità vera per lei e vi ha aderito con gioia. Il vescovo, da parte sua, ha cercato di coinvolgerci in tutti i gesti proposti in Brasile, dagli esercizi degli amici Memores, alle assemble nazionali responsabili, agli incontri con Carron che abbiamo avuto la Grazia di incontrare due volte negli ultimi mesi. Abbiamo condiviso il nascere dell'esperienza del movimento nella diocesi di Petropolis, il crescere delle opere dell'AVSI in Brasile, la storia di questi amici che Carron ricordava essere i primi ad aver ricevuto la presenza missionaria del movimento. Ho abbracciato il padre Pigi a Belo Horizonte, ho ascoltato la sua storia e non potevo non pensare alla classica foto che tutti ricordiamo scattata all'aereoporto il giorno della sua partenza e che a noi più piccoli, che la vedevamo anni dopo, esprimeva un fascino. Ho pregato sulla tomba di padre Virgilio, missionario fidei donum, per anni responsabilie del movimento in Brasile, morto da pochi anni di malattia, sepolto in terra brasiliana, tra le montagne con lo sguardo rivolto alla cima della Serra dove per anni ha accolto chiunque arrivasse fin lassù.

L'incontro settimanale con il vescovo ha permesso il costante confronto della strada e la verifica di ogni possibile proposta.
Non sono mancati i problemi da affrontare con coraggio: ad esempio quando dopo aver fatto un sacco di documenti, spesi un sacco di soldi... non mi hanno riconosciuti gli studi fatti per la mancanza di una firma impossibile oggi da ritrovare. Si chiudeva una porta, perchè l'ambulatorio pensato non potevamo più farlo. E così è stato tutto l'anno dentro un alternarsi di porte che si aprivano e si chiudevano. Non nego la fatica, ma il punto fermo è stata proprio una pace del cuore, cioè la certezza che La strada non era la nostra e che il buon Dio avrebbe aperto il cammino quando e dove voleva Lui. E così è stato. Quasi inaspettatamente giunge una proposta che implica una nuova partenza, un nuovo distacco, una nuova fatica da affrontare... cosa fare? E allora ancora silenzio, ancora preghiera, ancora domandare di capire come Francesco domandava "Signore cosa vuoi che io faccia?" Ora siamo pronte: o la certezza é Cristo o non é.

Abbiamo deciso di rispondere all'invito di un sacerdote amico a far nascere una presenza tra i più poveri nelle bidonville di HAITI. Io c'ero già stata per alcuni mesi un paio d'anni fa e mi aveva affascinato la presenza di questo padre che è un incrocio tra madre Teresa ed un marine americano. Con lui avevo condiviso un tempo in un grande orfanotrofio e nell'ospedale pediatrico che lui, essendo medico, dirige e lo avevo seguito anche nel suo lavoro di medico itinerante negli slums della capitale. In particolare parlando con il vescovo llocale avevo proprosto una presenza in uno dei quartieri più poveri della città, Jeremi Warth, un'immensa bidonville priva di tutto ma proprio tutto, dove padre Rick si reca settimanalmente con l'ambulatorio itinerante e dove un grande baraccone di lamiera fa da scuola. Avevo proposto al vescovo di assumere quella presenza sia come ambulatorio quotidiano che come scuola e la risposta era stata entusiasta.

Poi, vari motivi, indipendenti dalla nostra volontà, avevano condotto le cose diversamente, ma lasciandole nel cuore. Ora ecco che la proposta si riaffaccia, questa volta dentro il volto di una richiesta di aiuto di fronte alla quale ci sentiamo chiamate a dare una risposta.
Partiamo quindi con gioia chiedendo solo al buon Dio di usarci come Lui vuole e dove Lui vuole dentro il Suo tempo e che ci renda capaci di vivere quella carità a cui Benedetto XVI continua a richiamarci: volto di Cristo che si piega sull'uomo.

Partiamo mercoledì 27 dicembre (ci sposteremo in autobus, 54 ore, da Rio a Belem e in barca, 72 ore, da Belem fino a Parintins) ma la prima tappa sarà l'amata Parintins dove, con Giuliano stiamo tenenedo un corso di formazione per gli educatori in sei tappe (questa sarà la seconda) e dove approfitteremo, su richiesta della direttrice, di guidare le vacanze annuali dei bimbi del centro di accoglienza e successivamente insieme ad alcune amiche memores, le vacanze degli adolescenti dell'Amazzonia. Ripartiremo da lì intorno al 20 gennaio con destinazione Port au Prince, capitale di Haiti.

Inutile dire che continuo a contare sulla preghiera e sull'amicizia di voi tutti perchè il missionario appartiene ad un popolo e per questo può annunciare un fatto, il fatto dell'Avvenimento di Cristo, che tra poche ore rivivremo liturgicamente. Fuori da un fatto che cambia la vita e che riaccade oggi sarebbe da pazzi avere la pretesa di "caricare" nella propria vita ciò che tutti attendono.

Via abbraccio uno per uno e con voi i vostri cari
Marci