Carissimi,
oggi per la prima volta da quando siamo ad Haiti riusciamo ad usare internet, per cui approfittiamo per mandarvi la seconda parte del nostro diario di viaggio.

Qui ci si alza verso le 6.30 del mattino (ci corichiamo verso le 20.30) e verso le 8.30 partiamo per Waf Jeremie attraversando un caotico traffico della periferia di Port-au-Prince.

Waf Jeremie e' un quartiere di 300.000 abitanti nato su una discarica, sulla quale avevano costruito baracche. Arriviamo quindi alla clinica che e' situata in un una grande tenda blu della protezione civile.
Li' fuori ci sono gia' ad aspettarci fin dalle 7 le mamme con bimbi di eta' fra i 3 giorni e i 14 anni.

Alcuni di essi sono inserito in due tipi di programma per la malnutrizione, col famoso burro di noccioline ipercalorico, e i piu' piccoli in un programma di somministrazione di latte.

A tutti viene anche data farina, pannolini, omogeneizzati e altro secondo il bisogno.

Maurizio dopo il controllo del peso fatto dai collaboratori locali di Marcella, li visita e da' loro medicine secondo le necessita', sempre aiutato per la traduzione in creolo da Suor Marcella o dai ragazzi, anche se col francese ce la si cava un poco.

La situazione locale e' pazzesca, con distese di tende tra case crollate e baracche ancora in piedi, tutto circondato da immondizia nella quale scorrazzano maiali, caprette e cani.
Fortunatamente, rispetto a quello che pensavamo, la puzza e' inferiore al previsto, salvo in qualche zona.

Dopo 6-7 ore di tenda, con un break di Coca Cola acquistata dalla signora della baracca davanti a noi, e un pezzo di pane, si passa al cantiere poco lontano dove Marcella, come vi dicevo, sta costruendo 125 case in muratura, un ambulatorio e dove sotto una sorta di tettoia a mezzogiorno viene dato un pasto a circa 500 bambini.

A sei mesi dal terremoto i suoi segni sono ancora ben visibili: ovunque case crollate, macerie ai bordi delle strade (o nel bel mezzo), dove nessuno scava piu'.
Quante persone ci saranno ancora sotto?
Chi dice qualche migliaio, chi decine di migliaia. Comunque il bilancio ufficiale non e' stato mai fatto, ne' lo sara' perche' di tanti non si sapeva nemmeno che esistessero.

Nemmeno esiste ancora un progetto di ricostruzione: chi vuole rifare la capitale qui, chi decentrarla in tante nuove cittadine.

Intanto la gente, e soprattutto i bambini, muore di fame, non ha cure mediche.
Parlo della gente che vedo a Waf Jeremie, i disperati, che vivono in tende o in baracche rimaste in piedi: forse avevano criteri antisismici migliori di quelli utilizzati per tanti palazzi in cemento armato...
Qui vediamo quanto serve anche il nostro aiuto: cure mediche, vestitini per bimbi che sono al di sotto di ogni valore di peso sostenibile, ma soprattutto una carezza e un sorriso, e anche una foto per ricordarli con le loro mamme dal sorriso amaro ma non disperato.

Vi porteremo le foto e ve le faremo vedere, con quelle dell'ambulatorio.
Da Padre Gianfranco, dell'ospedale Camilliano, abbiamo avuto un reportage dei primi minuti dopo il terremoto, dei primi feriti, dei primi morti, dell'immane lavoro fatto in quell'ospedale mentre in Italia sembrava che lavorasse solo un altro, tanto piu' famoso e ricco in offerte.
Ma di questo parleremo nell'incontro al nostro ritorno.

Ora lasciamo internet a Suor Marcella nella speranza di riprendere la linea presto, vi salutiamo e un arrivederci alla prossima ... puntata.
Maria e Maurizio

PS
Marcella saluta tutti e ringrazia tutte le persone che in vario modo la stanno aiutando alla realizzazione dei suoi progetti