15 marzo 2005

5° "INTERNET E MINORI"

L’associazione Inform-Azione Donna Bambini Ancora è nata otto anni fa col preciso scopo di impegnarsi nella prevenzione dell’abuso sessuale sui minori, e da quattro anni ha aperto nel cuore di Milano il “Centro per la Tutela dell’Infanzia e dell’Adolescenza”.

 

Questo fenomeno si è rivelato, negli anni, molto più esteso di quanto noi avessimo pensato inizialmente, e ci siamo resi conto che si tratta di una vera piaga sociale che, solo da pochi anni, è contrastata con efficacia dalla Magistratura.

 

La nostra azione si è rivolta sia alla sensibilizzazione della popolazione, attraverso presenze sul territorio e con interventi (ma quanta fatica per ottenere spazi adeguati!) sui media spesso sordi a tematiche che non fanno audience, sia rivolgendoci a segmenti più precisi, come le scuole ed i gruppi familiari.
Abbiamo quindi proposto alla regione Lombardia una serie di progetti sperimentali allo scopo di informare le famiglie e formare gli educatori.

 

Con molta sensibilità la regione ha approvato due progetti, conclusi nel 2004, rivolti alla città di Milano: “Bambini ancora ... in festa – giochi e parole per sconfiggere la pedofilia” e “Abuso e pedofilia: conoscerli per combatterli”.

 

Con il primo abbiamo coinvolto i bambini con feste di piazza animate da giochi, musica e sport; attraverso i piccoli abbiamo poi potuto rivolgerci ai loro genitori e parlare dell’argomento.
Il secondo progetto si è rivolto alle scuole, agli Oratori ed alle parrocchie, anche con l’appoggio di numerosi Consigli di Zona.

 

Entrambi sono stati supportati dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni della Lombardia.



In questi incontri noi di regola iniziamo la prima serata proponendo la tematica, con l’aiuto dei nostri esperti (psicologi, avvocati, medici legali, docenti di scuola superiore), spiegando cos’è l’abuso sui minori e dandone le dimensioni.
La seconda serata è consistita sovente nella proiezione del film-denuncia “Territori d’Ombra” al quale segue dibattito.


Nella terza la Polizia Postale ha spiegato cos’è internet, i relativi pericoli, le cautele che i genitori devono adottare quando i figli iniziano a “navigare”.

Proprio nel corso di queste nostre iniziative regionali (per me è un piacere ed un onore ricordarlo) la Polizia Postale della Lombardia ha effettuato i suoi primi interventi pubblici nelle scuole di Milano: possiamo dire con soddisfazione che sono stati interventi molto apprezzati, di ottimo livello, per i quali devo rivolgere un ringraziamento alla professionalità ed alla sensibilità dell’allora dirigente, il Dott. Ninni.

I successivi progetti, avviati nel 2004 e conclusi nel mese di febbraio 2005, si sono rivolti alla provincia di Milano: ancora una volta la Regione Lombardia ha approvato (ai sensi della legge regionale 23/1999) e dato il suo sostegno ad iniziative, mirate alle scuole ed a gruppi di genitori nel territorio della ASL di Monza e della ASL di Legnano.

 

Analogamente a quanto svolto su Milano, oltre ad incontri dei nostri tecnici e dei nostri volontari responsabili, abbiamo chiesto ed ottenuto l’appoggio della Polizia Postale della Lombardia.
L’adesione da parte delle scuole a questi incontri è stata ancora maggiore di quanto avessimo pur raccolto a Milano città: gruppi di genitori, famiglie di numerosi comuni, scuole ed istituti policomprensivi, hanno organizzato una serie di incontri, caratterizzati da ampia presenza ed importante interesse per l’argomento.

 

Qui riporto alcuni dati, che però ci dimostrano che l’attenzione a queste problematiche è stata ancora troppo bassa:

 

2003 – 2004: CITTA’ DI MILANO
SCUOLE CONTATTATE: 153
PARROCCHIE CONTATTATE: 69
INCONTRI CON LA POLIZIA POSTALE: IN 3 SCUOLE ED 1 PARROCCHIA

 

2004 – 2005: PROVINCIA DI MILANO
SCUOLE CONTATTATE: 188
PARROCCHIE CONTATTATE: 212
INCONTRI CON LA POLIZIA POSTALE: IN 4 SCUOLE

 

Non possiamo però fare a meno di segnalare, con la viva speranza che sia possibile intervenire anche qui, in una sede importante e con poteri decisionali, l’insorgenza di alcuni problemi che, negli ultimi tempi, hanno reso difficile l’apporto della Polizia Postale.

 

Benché avessimo ottenuto, al momento della formulazione del progetto, l’appoggio ufficiale della Polizia Postale a svolgere alcuni interventi, ci sono state poste in un secondo tempo delle difficoltà dal livello inter-regionale, che ha inizialmente negato la disponibilità a svolgere alcuni di tali preziosi, ed apprezzati, interventi.

 

E’ doveroso dire che siamo riusciti ad ottenere, con pazienza e.persuasione, il rispetto degli impegni assunti per il 2004, ma non possiamo negare che, se a Roma avevo ottenuto collaborazione e appoggio da parte del Dott. Vulpiani, a Milano la simpatia ed il sostegno del Dott. Ninni prima, ed ora del Dott. Pepé, il livello interregionale ci ha comunicato che, per il futuro, non avrebbe considerato richieste provenienti dall’associazione, ma solo quelle provenienti dalle scuole.

 

Questa dichiarazione ci ha lasciati, e ci lascia, in un grosso imbarazzo: i progetti regionali sono partiti dalla nostra associazione, e da essa sono condotti; e devo dire che l’approvazione della Regione Lombardia verso “Bambini Ancora” (ormai l’associazione è così conosciuta in Italia ed all’estero) è stata tale che ci ha riconosciuto anche il finanziamento per un ambizioso progetto che abbiamo già avviato nel 2004 in Brasile, stato di Amazzonia, nella cittadina di Parintins, e che svolgeremo anche per quest’anno e per il 2006.

 

E’ chiaro che le scuole, sensibilizzate da genitori o educatori che aderiscono al nostro progetto, richiedono tra gli incontri quello con la Polizia Postale, ma si attendono che tutto venga realizzato grazie alle garanzie che la nostra associazione ormai dà.

 

E’ quindi evidente che non comprendiamo per quale motivo non ci sia improvvisamente riconosciuta la dignità di essere diretti interlocutori con lo Stato ed una sua emanazione, quasi che l’associazione, e non parlo solo della nostra, ma della rete di associazioni serie, che da anni operano in ottimo accordo con le istituzioni, non rappresenti una precisa realtà sociale, ed un elemento fondamentale nella trama che connette intimamente i cittadini con lo Stato.

 

Non comprendiamo a quale titolo la scuola (pubblica o privata) debba svolgere in proprio una domanda, su un progetto portato avanti da un’associazione, ampiamente conosciuta per la sua serietà, riconosciuta dalla regione Lombardia, iscritta all’albo delle associazioni familiari.

 

Questa opzione sembra un regresso rispetto ad una positiva evoluzione del concetto di Stato, nel quale il cittadino e le reti primarie di associazioni ormai svolgono un ruolo fondamentale e prezioso di sussidiarietà “orizzontale” e, come tali, richiedono l’intervento delle istituzioni per compiti loro propri, ad integrazione delle forze delle associazioni stesse.

 

Vediamo in questa posizione un ritorno ad uno Stato accentratore, “statalista” (si perdoni il gioco di parole), che non applica il concetto, ben più moderno ed ormai accettato, della sussidiarietà orizzontale come motore primario del rapporto stato-cittadini, ma che ritorna a schemi antichi, appartenenti ad un’ideologia ormai tramontata con la storia.

 

Noi invece abbiamo visto che, nella nostra azione di sensibilizzazione delle famiglie, la componente “saggio utilizzo di internet” che abbiamo proposta, sia fondamentale, e ben recepita dai genitori.
Ci auguriamo quindi che, per i prossimi progetti che stiamo elaborando e tra pochi giorni proporremo alla regione, sia rinnovato l’appoggio della Polizia Postale.

 

Altrimenti, e con rammarico, dovremo rivolgerci ad altre agenzie in grado di darci aiuto; anzi, di dare aiuto alle famiglie, ai tanti genitori, che talora scoprono tardivamente i rischi connessi ad internet.

 

E vorremmo concludere con un esempio: un caso che il nostro Centro sta recentemente seguendo; si tratta di una madre, la cui giovanissima figlia (14 anni) ha conosciuto un trentenne su internet, se ne è invaghita, fino a porre in crisi il rapporto con la madre stessa, ad inviare foto di se stessa nuda nella rete, a cadere vittima di un’infatuazione sicuramente pericolosa.

 

La madre piange amaramente che nessuno mai nella scuola né altrove le avesse insegnato come, con quali accortezze, con quali cautele, sia possibile consentire che il minore navighi in internet.
Noi stiamo svolgendo, con pazienza, questo ruolo, di formazione degli educatori, di informazione dei genitori, ma anche di delicato tramite tra cittadino ed istituzioni in un campo nel quale, lo devo dire con forza, non possiamo fare a meno di constatare un’inevitabile carenza di adeguati interventi da parte dell’ente pubblico per l’estrema diffusione del fenomeno.

 

La nostra esperienza, e ringrazio il comitato che ci ha dato la possibilità di intervenire in questa sede, ci porta a constatare ancora una volta l’importanza del ruolo della scuole; ci rendiamo conto però che lo Stato e le istituzioni non sempre possono arrivare, anche per motivi economici, a svolgere l’azione sistematica che è necessaria per dare autentica tutela a tutti i minori.

 

Per questo chiediamo al comitato che ogni scuola possa usufruire di questi incontri e suggeriamo che “Internet e Minori” organizzi un lavoro capillare nelle scuole utilizzando, nelle varie realtà locali, le associazioni che già sono impegnate in questo campo, dandoci solo gli strumenti necessari: la collaborazione della Polizia Postale nei casi di maggiore complessità e la preparazione dei tecnici chiamati a questo compito.

 

Noi diamo la nostra disponibilità per avviare questo lavoro, ci riteniamo già pronti a cominciare, ed auspichiamo che venga così riconosciuta ancor più esplicitamente, in questo modo, l’efficace attività che noi, e tante altre associazioni, in semplicità, in umiltà talora, ma con serietà e lavoro quotidiano, svolgiamo ogni giorno per i cittadini, fianco a fianco con le istituzioni.